This episode is part of the Italian listening practice podcast by Arkos Academy.
These episodes are designed for upper-beginner and intermediate learners who want to improve their listening skills through real historical and cultural stories — spoken first at natural speed and then more slowly for dictation practice.
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L’UNIVERSITÀ DURANTE L’UNITÀ D’ITALIA Nel periodo medioevale, per l’ammissione alle università bisognava innanzitutto essere maschi e poi era necessario dimostrare di sapersi mantenere economicamente e di conoscere il latino. Nell’età moderna non ci furono cambiamenti sostanziali, ma le università cominciarono a nascere più frequentemente. Nel 19° secolo l’Italia era ancora composta da molteplici staterelli, tra cui si distinse il Regno di Sardegna per le innovazioni e il liberalismo delle riforme. Il Regno di Sardegna, che era formato dagli odierni Sardegna, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e altri territori francesi, emanò nel 1848 la prima legge di riforma degli studi, con la quale si cercò di centralizzare e laicizzare le scuole di ogni grado. Quando, durante il 1859 e il 1870, il Regno di Sardegna cominciò il processo di unificazione della nazione tramite l’annessione di altri Stati, furono evidenti i primi problemi a livello scolastico: le numerose università avevano ordinamenti diversi ma soprattutto lingue e dialetti differenti. Con la nascita del Regno d’Italia nel 1861, si stimò che oltre il 75% della popolazione fosse analfabeta, che l’italiano – lingua nazionale – era parlato solo da una minima parte della popolazione, cioè quella che poteva permettersi di frequentare l’università. Con varie leggi, si cercò di potenziare l’unità d’Italia non solo a livello politico, ma anche a livello educativo. Tuttavia, gli studi universitari apparivano ancora un privilegio destinato a pochi, cioè ai futuri dirigenti delle carriere lavorative. Si decise di attivare solo cinque tipologie di facoltà: teologia, giurisprudenza, medicina, lettere e filosofia, scienze. La Facoltà di Teologia mostrava ancora la presenza preponderante dell’impronta religiosa alla base dell’istruzione, ma nel 1872 questa tipologia di corso universitario venne soppresso in tutto il Regno d’Italia. Molti docenti e personaggi illustri si ribellarono a questa scelta e alla richiesta di giurare fedeltà al re, comportamenti che negli anni portarono alla fondazione di università cattoliche.
Listening n° 136
Buon ascolto!L’UNIVERSITÀ DURANTE L’UNITÀ D’ITALIA Nel periodo medioevale, per l’ammissione alle università bisognava innanzitutto essere maschi e poi era necessario dimostrare di sapersi mantenere economicamente e di conoscere il latino. Nell’età moderna non ci furono cambiamenti sostanziali, ma le università cominciarono a nascere più frequentemente. Nel 19° secolo l’Italia era ancora composta da molteplici staterelli, tra cui si distinse il Regno di Sardegna per le innovazioni e il liberalismo delle riforme. Il Regno di Sardegna, che era formato dagli odierni Sardegna, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e altri territori francesi, emanò nel 1848 la prima legge di riforma degli studi, con la quale si cercò di centralizzare e laicizzare le scuole di ogni grado. Quando, durante il 1859 e il 1870, il Regno di Sardegna cominciò il processo di unificazione della nazione tramite l’annessione di altri Stati, furono evidenti i primi problemi a livello scolastico: le numerose università avevano ordinamenti diversi ma soprattutto lingue e dialetti differenti. Con la nascita del Regno d’Italia nel 1861, si stimò che oltre il 75% della popolazione fosse analfabeta, che l’italiano – lingua nazionale – era parlato solo da una minima parte della popolazione, cioè quella che poteva permettersi di frequentare l’università. Con varie leggi, si cercò di potenziare l’unità d’Italia non solo a livello politico, ma anche a livello educativo. Tuttavia, gli studi universitari apparivano ancora un privilegio destinato a pochi, cioè ai futuri dirigenti delle carriere lavorative. Si decise di attivare solo cinque tipologie di facoltà: teologia, giurisprudenza, medicina, lettere e filosofia, scienze. La Facoltà di Teologia mostrava ancora la presenza preponderante dell’impronta religiosa alla base dell’istruzione, ma nel 1872 questa tipologia di corso universitario venne soppresso in tutto il Regno d’Italia. Molti docenti e personaggi illustri si ribellarono a questa scelta e alla richiesta di giurare fedeltà al re, comportamenti che negli anni portarono alla fondazione di università cattoliche.

Domande:
1) Nell’Italia ancora divisa, qual era lo Stato più innovativo e liberale?
2) Con l’unificazione del Regno d’Italia, quali furono i primi problemi?
3) Come erano considerati gli studi universitari?
