This episode is part of the Italian listening practice podcast by Arkos Academy.
These episodes are designed for upper-beginner and intermediate learners who want to improve their listening skills through real historical and cultural stories — spoken first at natural speed and then more slowly for dictation practice.
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L’IMMAGINE DELLA DONNA Nel suo Manifesto del Futurismo, del 1909, Filippo Tommaso Marinetti non aveva esitato nell’affermare che la donna doveva essere disprezzata. Questa sua sconvolgente e criticata constatazione fa credere che il Futurismo sia stato un movimento unicamente maschile, oltre che maschilista. In realtà, furono diverse le donne – italiane e non – che aderirono all’avanguardia. Il primo nome di artista che aderì al futurismo fu la francese Valentine de Saint Point, che rispose alle affermazioni misogine di Marinetti con il suo Manifesto della donna futurista. Nel suo Manifesto, Saint Point definì assurda la divisione dell’umanità in donne e uomini, poiché, in realtà, è composta solo di femminilità e mascolinità. Secondo lei, donna e uomo devono essere composti sia da virtù femminili, sia da virtù virili, altrimenti non saranno altro che semplici femmine e maschi. L’immagine della femmina che è semplicemente moglie, madre e angelo del focolare era quindi brutalmente ripudiata e disprezzata dalle artiste futuriste, che si ispiravano a modelli di vere donne come le Amazzoni, le Giovanna d’Arco, le Giuditta o le Cleopatra. Questa netta divisione tra donna e femmina fu accolta in pieno dalle futuriste e lo stesso Marinetti, nella sua opera Come si seducono le donne, precisò il fatto che il Futurismo disprezzava la donna in quanto tenera, fragile, romantica e sognatrice, con il suo “amoroso attaccamento appiccicaticcio”. L’atto sessuale come pura forma di procreazione era allontanato con disgusto, in quanto l’erotismo femminile era visto come una modalità di espressione, un incitatore di energie. Seppure le donne futuriste rappresentassero un gruppo numericamente più piccolo rispetto ai colleghi uomini, produssero comunque un’interessante e proficua fonte di opere: tra le futuriste italiane, possiamo citare Marietta Angelini, Maria Ginanni, Irma Valeria, Rosa Rosà, Enif Robert.
Listening n° 162
Buon ascolto!L’IMMAGINE DELLA DONNA Nel suo Manifesto del Futurismo, del 1909, Filippo Tommaso Marinetti non aveva esitato nell’affermare che la donna doveva essere disprezzata. Questa sua sconvolgente e criticata constatazione fa credere che il Futurismo sia stato un movimento unicamente maschile, oltre che maschilista. In realtà, furono diverse le donne – italiane e non – che aderirono all’avanguardia. Il primo nome di artista che aderì al futurismo fu la francese Valentine de Saint Point, che rispose alle affermazioni misogine di Marinetti con il suo Manifesto della donna futurista. Nel suo Manifesto, Saint Point definì assurda la divisione dell’umanità in donne e uomini, poiché, in realtà, è composta solo di femminilità e mascolinità. Secondo lei, donna e uomo devono essere composti sia da virtù femminili, sia da virtù virili, altrimenti non saranno altro che semplici femmine e maschi. L’immagine della femmina che è semplicemente moglie, madre e angelo del focolare era quindi brutalmente ripudiata e disprezzata dalle artiste futuriste, che si ispiravano a modelli di vere donne come le Amazzoni, le Giovanna d’Arco, le Giuditta o le Cleopatra. Questa netta divisione tra donna e femmina fu accolta in pieno dalle futuriste e lo stesso Marinetti, nella sua opera Come si seducono le donne, precisò il fatto che il Futurismo disprezzava la donna in quanto tenera, fragile, romantica e sognatrice, con il suo “amoroso attaccamento appiccicaticcio”. L’atto sessuale come pura forma di procreazione era allontanato con disgusto, in quanto l’erotismo femminile era visto come una modalità di espressione, un incitatore di energie. Seppure le donne futuriste rappresentassero un gruppo numericamente più piccolo rispetto ai colleghi uomini, produssero comunque un’interessante e proficua fonte di opere: tra le futuriste italiane, possiamo citare Marietta Angelini, Maria Ginanni, Irma Valeria, Rosa Rosà, Enif Robert.
Domande:
1) Chi rispose al Manifesto di Marinetti?
2) In cosa si differenziavano i concetti di donna e femmina?
3) Come veniva considerato l’atto sessuale?
